30 • ottobre • 2020

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Una storia dell’Himàlaya: Padma Youdol e il fiume di ghiaccio

 

 

 

 

 

Ai bambini insegna musica, canto e danze tradizionali. Nello scorso inverno, quando la scuola era chiusa da novembre a marzo, Padma abitava a Leh con suo marito e due figli, Puntsok di nove anni ed il piccolo Tenzin Chonjoh di pochi mesi. Per giungere sul posto di lavoro ed iniziare regolarmente le lezioni in marzo, a fine febbraio Padma ha affrontato il fiume Zanskar ghiacciato con tutta la famiglia e tre accompagnatori. È l’unico modo per arrivare nella valle. Lasciata Leh, capitale del Ladakh, per quattro giorni hanno marciato sul ghiaccio del fiume incassato in una gola lunga più di sessanta chilometri.

Immaginate il gruppo: uomini e donne camminano in fila indiana, uno dietro l’altro sul ghiaccio che scricchiola sotto il peso di chi cautamente avanza. Padma porta sulle spalle il figlio di sei mesi e la piccola Phuntsok marcia dietro alla mamma. Il fiume di ghiaccio si snoda sul fondo del burrone, fa freddo, le alte pareti nascondono il sole. Il cielo è un nastro azzurro sulla piccola carovana.

Cascate di cristallo colano dai pendii rocciosi. In qualche tratto occorre camminare a piedi nudi immersi nell’acqua gelida. Talvolta il ghiaccio non è compatto e Padma procede con prudenza. La guida batte il bastone sul ghiaccio e ne prova la consistenza, tutti avanzano trepidanti. Ogni tanto il gruppo si ferma: Padma stringe il figlio, lo riscalda mettendolo a contatto con la propria pelle, gli offre il seno per una poppata.

La giornata di cammino termina verso metà pomeriggio. Di notte la temperatura scende a -35° e il gruppo trova rifugio in qualche grotta. Per fare il fuoco gli uomini cercano rami e legna portati in estate dal fiume e incastrati fra le pietre. Ci si scalda, si asciugano gli stivali, si beve té al burro e zuppa con tukpa. La famiglia di Padma passa così quattro notti.

Al quinto giorno, dopo l’ultima curva della gola, la valle si apre, siamo in Zanskar! Poche ore di marcia nella neve ed ecco le tre case di Hanumil: stanotte Tenzin dormirà al coperto… Ancora quaranta chilometri di marcia fino ad Upti e Padma sarà al lavoro.

Una scuola in Zanskar

La Lamdon Model High School sorge nella remota valle del fiume Zanskar, a nord dell’Himàlaya, regione del Ladakh di lingua e cultura tibetana. La posizione geografica differenzia la LMHS da altre scuole in Himàlaya: la valle è inaccessibile da Novembre a Maggio. La regione si caratterizza per l’estrema rudezza del clima e del suolo: in queste oasi di montagna, a quota 3600 metri, vi è assenza di vegetazione ad alto fusto ed anche penuria di acqua potabile. Corrente elettrica solo di notte, un solo pronto soccorso ed un medico per 13.000 zanskar-pa. In 22 anni, a causa dell’isolamento e del cattivo tempo, otto allievi sono deceduti perché l’elicottero di soccorso non riusciva ad atterrare e trasportarli all’ospedale di Leh.

Lo Zanskar fa parte dello Stato di Jammu & Kashmir, a maggioranza musulmana, dove l’insegnamento nelle scuole statali è obbligatorio in urdu, lingua non parlata dagli abitanti dello Zanskar. La LMHS nasce nel 1988 su iniziativa di alcuni genitori della valle che desideravano per i propri figli un insegnamento nella lingua materna, il “bodhi” (tibetano), che permettesse di conservare la cultura locale completamente differente da quella kashmira. L’attività della LMHS è finanziata da “Aiuto allo Zanskar” fondata in Francia nel 1990 e presente in Italia come “onlus”.

Rispettoso della originalità del progetto, gestito dai genitori attraverso il “Comitato di Gestione”, l’intervento di AaZ è stato graduale, così come lo sviluppo della scuola, siamo partiti con due classi nel 1988, anno dopo anno una nuova classe si è aggiunta. All’inizio la scuola era ospitata nel monastero di Pibiting, poi nel 1992 è stato costruito il primo edificio per ospitare le scuole elementari, nel 1996 il Dalai Lama ha messo la prima pietra del secondo edificio, inaugurato nel 2000, che ospita 14 aule e 12 classi. E poi si sono aggiunti un edificio per i laboratori di chimica, uno staff quarter per alloggiare gli insegnanti, una sala per ospitare le grandi riunioni. Ora le aule sono diventate insufficienti ad ospitare tutta la comunità della LMHS composta da 300 allievi (43% ragazze), 21 insegnanti (ladakhi, indiani e tibetani) e quattro bidelli.

Ed allora ci vuole un colpo d’ali con lo sguardo rivolto al futuro.

Non la semplice costruzione di un altro edificio, ma un campus adeguato alle nuove esigenze, basato su criteri che coniugano l’uso di materiale locale e nuove tecnologie come il riscaldamento solare passivo, un plesso scolastico concepito in moduli che possono essere modificati all’interno o collegati armoniosamente con futuri edifici.

Tutto questo è il progetto “da scuola a campus” che vede uniti gli sforzi di Aiuto allo Zanskar (nelle tre componenti francese, italiana e statunitense), i genitori raccolti attorno alla associazione genitori, realtà del volontariato ladakho come LEDeG (Ladakh Ecological Development Group) e GERES India (Groupe Energies Renouvelables Environnement et Solidarités), e del volontariato europeo come ASF (Architetti senza Frontiere) e ESF (Elettricisti senza Frontiere).

Peraltro è possibile contribuire al progetto e diventare socio sostenitore della scuola, facendo una donazione, detraibile ai fini Irpef, oppure donando il 5 per mille nella propria dichiarazione dei redditi.

Monica Petrella

 

7 Giugno 2011  •   Davide   •   0
 
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