20 • ottobre • 2020

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VERMEER illumina Roma

 

La delicata luminosità del cielo d’Olanda screziato da nuvole color bianco latte e gli interni borghesi della vita quotidiana nella Deft del XVII Secolo. L’arte di quel grande, indiscusso maestro che è Johannes Vermeer è tutta compresa in questa atmosfera e in quella luce ghiacciata e stupefacente del Nord che incanta il visitatore in una mostra che “è un evento forse irripetibile per l’Italia” come ha dichiarato Mario De Simoni, direttore generale dell’Azienda Palaexpò – Scuderie organizzatrice dell’esposizione.

Co-prodotta con MondoMostre, la mostra è a cura di Arthur K. Wheelock, Curator of Northern Baroque Paintings, National Gallery of Art di Washington, Walter Liedtke, Curator of European Paintings, Metropolitan Museum of Art di New York e Sandrina Bandera, Soprintendente per il Patrimonio Artistico Storico, Artistico ed Etno-antopologico di Milano. Della vita di uno tra i pittori più amati dal grande pubblico, nato a Deft il 31 ottobre 1632 e morto sempre a Deft il 15 dicembre 1675, si sa pochissimo. Sappiamo che Vermeer, figlio di un tessitore di seta che commerciava anche in opere d’arte, dipinse non più di 50 quadri nella sua vita, il suo catalogo ne contiene appena 37 e solo 26, conservati in 15 collezioni diverse, possono essere movimentati. Delle opere del pittore olandese riconosciute autografe, nessuna appartiene a una collezione italiana. Vermeer lavorava solo su commissione dipingendo due o tre opere l’anno, quel necessario per mantenere la moglie Catherina Bolnes e gli undici figli. La mostra romana presenta una preziosa selezione di 8 opere di Johannes Vermeer (dipinti tra il 1655 e il 1675) e 49 opere di artisti olandesi suoi contemporanei (Carel Fabritius dal quale Vermeer apprese i primi rudimenti del mestiere, Nicolaes Maes, Gerard ter Borch Pieter de Hooch, Gerard Dou, Gabriel Metsu, Frans van Mieris e Jacob Ochtervelt). Un suggestivo confronto nato per esaltare il secolo d’oro dell’arte olandese (basti pensare che solo a Deft vi erano 25mila abitanti e 52 artisti) che riflette la cultura medio – borghese dell’Olanda del Seicento. I committenti di Vermeer e dei suoi colleghi erano sia collezionisti – mercanti sia piccoli borghesi, quali panettieri e birrai che esponevano i quadri nelle loro abitazioni, sempre in cerca di nuovi soggetti. Quindi era la vita privata, reale, quotidiana fatta di gesti e istanti intimi quali il corteggiamento, lo studio della scienza e della musica il tema delle opere degli artisti fiamminghi. Una narrazione per immagini, attimi di un universo operoso, luminoso e assorto velato di sottile ironia proprio mentre nello stesso periodo storico in Italia le grandi committenze, quali la Chiesa e le corti principesche, chiedevano forme d’arte pubblica e di grande formato. Vermeer dunque ci racconta “un mondo per noi assolutamente ignoto” sancisce Rossella Vodret ex Soprintendente al Polo Museale della città di Roma. Nella mostra alle Scuderie “vedremo quasi un terzo dell’opera di Vermeer che può essere mostrata in giro per il mondo” afferma De Simoni. Quello che distingue le 8 opere di Vermeer da quelle dei suoi contemporanei saggiamente esposte lontane una dall’altra, quasi una a ogni sala, è la luce che sprigionano dove i colori dominanti sono il blu e il giallo. L’artista, infatti, è conosciuto anche come il Maestro della luce olandese per la sua straordinaria capacità di descrivere la luce del cielo d’Olanda. Sembra, infatti, che dopo l’avanzata del terreno bonificato, il colore del cielo olandese sia cambiato perché la luce non è stata più riflessa verso l’alto dalle paludi e dai laghi. Questi dipinti sono anche una testimonianza preziosa per rivivere la delicata luminosità dei cieli olandesi. Nella prima sala delle Scuderie che accoglie i visitatori, si confronta l’olio su tela La stradina (1658 circa) un raro esterno di Vermeer conservato ad Amsterdam con il grande dipinto veduta del Municipio nuovo di Amsterdam (1667) di Jan van der Heyden proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze. La variopinta stradina di Deft che contiene anche due piccole figure femminili può essere scambiata per una fotografia ante – litteram dove il cielo assomiglia al blu delle famose ceramiche di Deft. Le cronache raccontano della commozione del Presidente Giorgio Napolitano, che ha visitato in anteprima la mostra che ha registrato 70 mila prenotazioni già prima dell’apertura, di fronte a un piccolo olio su tela Ragazza con il cappello rosso (1665/1667) tavoletta di legno di quercia, diciotto centimetri di base, prestato dalla National Gallery di Washington sfolgorante di rosso e blu lapislazzulo, dalla posa simile al famoso ritratto La ragazza col turbante. In mostra manca appunto La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer ma è esposto Donna con orecchino di perle (1654) di Fabritius il pittore morto a soli 32 anni nell’esplosione di una polveriera tragico avvenimento cittadino che Egbert van der Poel ritrasse nell’olio su tavola Veduta di Deft con l’esplosione del 1654 presente lungo il percorso espositivo. Gli altri capolavori di Vermeer in mostra sono Giovane donna con bicchiere di vino (1659/60), Santa Prassede (1655) opera giovanile dalla collezione privata di Barbara Piasecka Johnson, Allegoria della fede (1670/72) olio su tela dal Metropolitan Museum of Art di New York, Giovane donna seduta al virginale (1670/72) proveniente da una collezione privata di New York e Giovane donna in piedi al virginale (1670/72) prestato da un museo londinese. La suonatrice di liuto (1662/63) è una rara fascinazione e un sussulto nell’animo di chi osserva. Non si finisce mai di ammirare il piccolo dipinto conquistati dalla perfezione e dalla cura di ciascun dettaglio. Questo sublime artista possiede il potere di “farci percepire i sentimenti delle sue piccole figure femminili” ha dichiarato Sandrina Bandera. Citiamo inoltre Il suonatore di violoncello (1658/1660) di Gabriel Metsu Royal Collection Londra, Curiosità (1660/1662) di Gerard ter Borch Metropolitan Museum of Art di New York e Concerto di famiglia (1668/1670) di Godefridus Schalken concesso in prestito da Sua Maestà la Regina Elisabetta II di Inghilterra. Il maestro della luce amato da Proust morì quasi in povertà e la moglie fu costretta a cedere due dipinti del defunto marito a un fornaio per saldare un debito di 617 fiorini. Pietro Citati ha spiegato che del pittore non esiste “una lettera, una pagina di appunti, un disegno, un ritratto”. Johannes Vermeer ci parla attraverso i suoi capolavori con la sua straordinaria raffinatezza esecutiva e il suo è un linguaggio muto che arriva al cuore. di Alessandra Stoppini Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese
Scuderie del Quirinale
via XXIV Maggio 16, Roma
27 settembre 2012 – 20 gennaio 2013
Ingresso: € 12 – ridotto € 9,50
Orario: da domenica a giovedì 10-20; venerdì e sabato 10-22.30.
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura.
Info: tel. 06.39967500
Catalogo Skira € 49,00
www.scuderiequirinale.it
25 Ottobre 2012  •   Davide   •   0
 
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